Viva l’Italia inginocchiata (a metà): siamo sempre il Paese delle mezze misure – calciospagnolo.com

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Prima della partita col Galles solo 5 azzurri si inginocchiano contro il razzismo. Abbiamo perso un’occasione, ma abbiamo tutto il tempo per recuperare

Roberto Mancini sembra riuscito laddove Garibaldi, De Gasperi e Marcello Lippi avevano fallito. Il cittì azzurro non ha vinto ancora niente, sia chiaro, ma ha messo la firma sull’impresa che in 160 anni di storia patria non è riuscita a nessuno: ha recuperato un clima di unità nazionale, concordia degli ordini, convivenza armoniosa tra i Pessina e i Donnarumma. Ha finalmente applicato la legge del «fatta l’Italia, adesso bisogna fare gli italiani». O quasi. Perché, anche quando siamo tutti d’accordo come nel caso degli azzurri in testa al Gruppo A di Euro 2020, restiamo il Paese delle mezze misure. E delle divisioni.

Più che di Italia-Galles 1-0, tocca parlare di quello che è accaduto al fischio d’inizio, con i britannici tutti compatti, genuflessi contro il razzismo, a sostegno della causa del Black Lives Matter, e l’Italia inginocchiata a metà. Solo cinque giocatori azzurri (Emerson Palmieri, Belotti, Toloi, Pessina e Bernardeschi) hanno ritenuto di aderire a un protesta che, in mezzo a un evento sportivo seguitissimo come gli Europei di calcio, sta provando a ricordare all’autoreferenziale mondo del pallone che non esiste soltanto il pallone. Non pervenuti gli altri sei atleti schierati da Mancini (Donnarumma, Bastoni, Bonucci, Verratti, Jorginho e Chiesa).

Non conosciamo nel dettaglio le ragioni di chi è rimasto in piedi: sul tema, finora, si era esplicitamente pronunciato soltanto Bonucci: «A oggi non mi pare che ci sia una richiesta dell’Uefa di intraprendere un’iniziativa, è una libera scelta delle Federazioni. Da parte di tutti c’è una posizione contro il razzismo», aveva democristianamente dichiarato dopo le prime genuflessioni di Euro 2020. È vero, caro Leonardo, stiamo parlando di una protesta spontanea, come lo furono i pugni alzati di Carlos e Smith alle Olimpiadi del ’68 che, col saluto delle Black Panthers, fecero la storia. È vero pure che sui campi di pallone italiani oggi al massimo facciamo un po’ di cronaca, ma questo è un altro discorso. C’è l’Inghilterra che si è beccata i fischi del proprio pubblico innescando un dibattito cui ha preso parte pure il premier Boris Johnson, il Belgio che è andato a prendersi i fischi del pubblico russo e una buona metà dei nostri calciatori che fa? Aspetta l’avvallo dell’Uefa, la decisione della federazione, si formalizza sull’ufficialità di una posizione.

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